La Magia del bosco di notte 2014

Domenica, 9 novembre 2014
ore 17.15, Alpe Tedesco
Porta la tua lanterna

Una nuova emozione dalla Natura, un incontro inusuale con il bosco

“Andiamo con la lanterna,
la porto sempre con me.
Nel cielo splende una stella,
lei arde anche per me.
La luce poi si spegnerà,
tra lillera lallera lu
la luce poi si spegnerà,
bambini a casa torniam.”

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E’ proprio sulle note di questo canto che la sera di domenica 18 novembre i bambini, accompagnati da genitori, nonni e amici, si sono lasciati alle spalle le luci dell’Alpe Tedesco per inoltrarsi nel bosco rischiarati solo dalle loro lanterne.

Dopo circa un quarto d’ora di cammino hanno visto in lontananza un albero illuminato dalle candele e avvicinandosi, si è sentita la musica di un clarinetto ad accoglierli davanti a un falò acceso sotto a un pentolone di thé da sorseggiare con i biscottini fatti in casa.
 
 
 

Costruire una lanterna

lanterna_vetro
LANTERNA DI VETRO: Prendi un barattolo di vetro ed elimina il coperchio.
Realizza un manico utilizzando un filo di ferro: passalo intorno al collo del barattolo dove c’è la filettatura del coperchio e aiutandoti con una matita realizza due asole laterali, che utilizzerai per collegare un manico (filo metallico, fettuccia,…). E’ importante che il filo sia ben saldo. In alternativa puoi collegare il manico al barattolo utilizzando una fascetta di plastica, tipo elettricista. Decorare con colori per il vetro o applicare decori a piacere.
 
lanterna_metallo
LANTERNA DI METALLO: Prendi un barattolo di metallo, riempilo di sabbia e acqua e fallo congelare.
Quando la terra sarà indurita appoggia il contenitore su un panno e attraverso l’utilizzo di un martello e di un lungo chiodo pratica una serie di fori a piacere, o seguendo un soggetto precedentemente riportato. Eliminare la sabbia. Verniciare con tempera o bomboletta acrilica. Praticare anche due fori vicino al bordo superiore per inserire un manico (filo metallico, fettuccia,…) Abbellisci la tua lanterna come più ti piace.
 
lanterna_carta
LANTERNA DI CARTA: Prendi un contenitore tetrapak (pacco del latte o del succo di frutta almeno da 1l), taglia la parte superiore e ricava un parallelepipedo. Con l’aiuto di un taglierino o un coltello affilato realizza delle finestrelle partendo dall’alto e scendendo con il coltello verso il basso. Vicino al bordo superiore, sui
lati corti, realizza due fori per l’inserimento del manico (filo metallico, fettuccia,…). Abbellisci la tua lanterna come più ti piace: tempera o bomboletta acrilica, applicazione decori, découpage.
 
 

Qualche informazione su San Martino, feste e tradizioni

Martino di Tours

Nato in Pannonia (oggi Ungheria) nel 316 o 317 dopo Cristo e morto a Candes Saint Martin l’8 novembre 397. Il padre, un ufficiale dell’esercito dell’Impero Romano, gli diede il nome Martino in onore di Marte, il dio della guerra. Con la famiglia il giovane Martino si spostò a Pavia, dove trascorse la sua infanzia e dove, contro la volontà dei suoi genitori, cominciò a frequentare le comunità cristiane. A quindici anni, in quanto figlio di un ufficiale, dovette entrare nell’esercito e venne quindi inviato in Gallia. Vescovo e confessore, è oggi venerato come Santo dalla Chiesa cattolica, ortodossa e copta. È uno tra i primi santi non martiri proclamati dalla Chiesa. La ricorrenza cade  l’11 Novembre, giorno dei suoi funerali  a Tours.

 

Il mantello di San Martino

Ancora soldato dell’impero, un giorno Martino uscì a cavallo dalle porte della città francese di Amiens, quando gli si fece incontro un vecchio tremante per il freddo, ricoperto solo di pochi stracci.

Martino non esitò, tagliò il suo mantello a metà e lo diede al vecchio. Subito spuntò il sole che cominciò a scaldare la giornata come se improvvisamente fosse tornata l’estate. Il giovane soldato la notte sognò Gesù, avvolto nello stesso mantello che aveva donato al mendicante, che diceva ai suoi angeli: “Ecco Martino, il giovane soldato non battezzato che mi ha vestito.” La mattina successiva Martino trovò il suo mantello integro. Martino decise di farsi battezzare e da quel momento iniziò una vita dedicata a Cristo e agli altri che lo portò alla santità. Il mantello venne conservato come reliquia nella collezione dei re merovingi.

 

11 Novembre, feste e tradizioni per San Martino

Come ogni festa di antiche origini, anche quella di San Martino ha tradizioni, leggende ed usanze diffuse in molti paesi. La festa di San Martino è molto sentita soprattutto nei paesi del Nord Europa, dove i bambini si ritrovano quando cala il buio, e girano per le strade con le loro lanterne colorate, cantando e chiedendo dolcetti. La lanterna di San Martino viene accesa tutte le sere fino a  Natale, segno di quella luce, di quel sole che è comparso nella vita di san Martino. L’11 novembre si usa anche mangiare l’oca, in onore di un’altra leggenda sulla vita del santo secondo la quale Martino era riluttante a diventare vescovo e, per questo motivo, si nascose in una stalla piena di oche. Il rumore delle oche rivelò subito il suo nascondiglio alla gente che lo stava cercando. In Italia il culto del Santo è legato alla cosiddetta “Estate di San Martino” che si manifesta, in senso meteorologico, all’inizio di novembre e dà luogo ad alcune tradizionali feste popolari. Nel Comune abruzzese di Scanno, ad esempio, in onore di San Martino si accendono grandi fuochi detti “glorie di San Martino” e le contrade si sfidano a chi fa il fuoco più alto e durevole. Nel veneziano l’11 novembre è usanza preparare il dolce di San Martino, un biscotto dolce a forma di cavaliere, decorato con confetti e caramelle. In molte regioni d’Italia l’11 novembre è simbolicamente associato alla maturazione del vino nuovo (da qui il proverbio “A San Martino ogni mosto diventa vino”) ed è un’occasione di ritrovo e festeggiamenti durante i quali si aprono le botti per il primo assaggio del vino nuovo, che solitamente viene abbinato alle prime castagne. Questa tradizione è celebrata anche in una famosa poesia di Giosuè Carducci intitolata appunto “San Martino”.

La nebbia a gl’irti colli
piovigginando sale,
e sotto il maestrale
urla e biancheggia il mar;
ma per le vie del borgo
dal ribollir de’ tini
va l’aspro odor dei vini
l’anime a rallegrar.
Gira su’ ceppi accesi
lo spiedo scoppiettando:
sta il cacciator fischiando
su l’uscio a rimirar
tra le rossastre nubi
stormi d’uccelli neri,
com’esuli pensieri,
nel vespero migrar.