Mostra fotografica “Spazzatura Kilometrica in corto circuito”

I rifiuti abbandonati sul territorio raccontati dall’obiettivo della fotografa Silvia Coluccelli
e dai ragazzi della scuola media di Cuasso al Monte (Va).

Gli scatti di Silvia, realizzati in discariche abusive a cielo aperto, sono frutto di un progetto di ricerca personale durato anni. Protagonisti del progetto sono i bambini ma sopratutto protagonista è l’ambiente.
Un ambiente maltrattato ed infelice. Silvia ha fotografato rifiuti abbandonati che tutti i giorni compaiono alla nostra vista ma che il più delle volte finiscono nelle zone morte del nostro sguardo.
Rifiuti che non vediamo o guardiamo senza vedere. Per poter portare all’attenzione dell’osservatore queste discariche abusive in questi contesti desolati, anche se contigui a zone abitate, con atmosfere post apocalittiche, ci sono i bambini e i loro sguardi. Sguardi quasi vuoti, che creano un punto di rottura per chi osserva.
Vedere infatti la fotografia di un bimbo circondato da una montagna di rifiuti, anziché vederlo in un contesto a lui più consono, crea un “corto circuito” nelle mente dell’osservatore. Per un attimo ci si sofferma a vedere e forse anche a riflettere davanti ad uno dei più grandi problemi di questa società consumistica come appunto l’abbandono illegale di rifiuti.
“Corto Circuito” è spiegato nella sua totalità da Sandro Iovine, che è stato curatore della mostra personale di Silvia realizzata di recente a Milano. In questa nuova mostra, ospitata dalla prestigiosa Galleria Ghiggini di Varese, oltre alle fotografie raccontate dallo sguardo di Silvia, ci saranno le fotografie raccontate dal punto di vista dei più giovani, dal punto di vista di coloro per i quali l’ambiente rappresenta
parte importante del futuro.
I ragazzi coinvolti nel progetto sono gli alunni della scuola media di Cuasso al Monte i quali hanno partecipato con entusiasmo al corso di fotografia teorico e pratico tenuto da Silvia Coluccelli e Max Laudadio e hanno documentato con i loro occhi i rifiuti abbandonati sul territorio.
Da questa collettiva di sguardi nascerà una bellissima mostra dal titolo “Spazzatura Kilometrica in Corto Circuito”.
La mostra, ideata dall’Associazione On, sarà inaugurata venerdì 11 aprile 2014 presso la Galleria Ghiggini di Varese e rimarrà aperta al pubblico fino a domenica 4 maggio 2014.
Il laboratorio di fotografia e la mostra sono stati realizzati grazie alla preziosa collaborazione di Nikon School e di Pixcube.it.
 


 

Corto Circuito di Silvia Coluccelli

Mettere elementi al di fuori dell’ambito in cui vengono normalmente inseriti: decontestualizzare per riappropriarsi di una possibile lettura del mondo. È proprio attraverso l’esaltazione del non senso situazionale che è possibile accedere a una presa di coscienza circa l’assurdità di una serie di circostanze in cui ci imbattiamo quotidianamente, ma di cui abbiamo perso la percezione.
Le discariche che compaiono in queste immagini non insistono in luoghi deputati o isolati. Nel loro essere del tutto abusive creano al contrario una sorta di continuum spaziale (a volte concreto e fisico, altre solo ideale) con le aree abitate. Tutti i giorni finiscono nelle zone morte del nostro sguardo, ma non le vediamo più… o facciamo finta di non vederle. Le ignoriamo. Per questo isolarle in inquadrature che le rendano avulse dal contesto avrebbe scarsa efficacia in quanto potremmo sempre immaginarle in luoghi isolati e deputati appunto. Provare invece a inserirle nei contesti inappropriati in cui realmente si trovano da una parte non sarebbe sempre possibile e dall’altra finirebbe per farle codificare come immagini di denuncia che, passato il primo moto di calore e risentimento, finirebbero presto per essere archiviate sotto la voce “da dimenticare”.
Mostrare invece bambini, ben vestiti e palesemente avvezzi alla frequentazione dell’obiettivo fotografico, posare in queste discariche paludose a un passo dalla nostra asettica quotidianità, induce a qualche riflessione in più. Chi è aduso consultare le pubblicazioni di moda per le età più giovani, si aspetterebbe di trovare sullo sfondo campi da golf o spiagge rinomate. Invece abiti curati e volti ben puliti sono sbattuti all’interno di piccole o grandi discariche, tutte abusive, raccolte di rifiuti della nostra società industriale e consumistica. Si mettono così in evidenza quelle schegge di devastazione che sfuggono, grazie anche a connivenze più o meno consolidate e accettate, a quei controlli e a quella logica che dovrebbe salvaguardare l’ambiente. Diventano quindi un contraltare dissonante rispetto alla vita agiata e priva di problemi proposta dalle pagine delle riviste. Le immagini sembrano dunque proiezioni di un apocalittico futuro per i nostri figli. Un destino che terrorizza, certo, ma di fronte al quale ci scopriamo assuefatti, almeno fino al momento in cui un corto circuito brutale non ci obbliga, attraverso la messa in scena di queste immagini, a risvegliare la nostra attenzione.
Come in molti casi però occorre un ancoraggio al testo visivo che guidi verso una corretta lettura affinché questo non appaia come pienamente inserito all’interno di quei filoni consolidati della fotografia di moda che sfruttano ambienti inusuali e dissonanti con l’abbigliamento proprio per sottolineare quest’ultimo.
Se così fosse si tratterebbe dell’ennesima, triste, ripetizione di clichet consolidati. A fare la differenza però, come sempre, sono le intenzioni. Questo lavoro infatti non nasce sotto la guida di un art director imbeccato da un consulente di marketing, bensì è la risultanza di un progetto personale che non si deve correlare a una committenza, ma si propone di creare un corto circuito nelle nostre menti, perché gli occhi ricomincino a vedere e le menti a ragionare.
Sandro Iovine

 
Ecco le foto dei partecipanti

I Media


 

II Media


 

III Media